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| La storia del gruppo |

 

 

Il gruppo del colore nasce una sera dell’aprile del 2004, ad Aachen in Germania dove si stava svolgendo la conferenza Colour in Graphics, Imaging and Vision, CGIV 2004, conferenza che è a tutt’oggi il punto di riferimento europeo del colore nel campo delle immagini digitali. Partecipando con Claudio Oleari a questa conferenza, abbiamo notato che era patrocinata da praticamente tutti i gruppi del colore europei, tranne quello italiano. Chiesi a Claudio la ragione di questa mancanza. Lui mi raccontò una storia lunga, complicata e interessante. Al termine del suo racconto, decidemmo che valeva la pena tentare di allargare il gruppo di Gruppo di lavoro in Colorimetria e Reflectoscopia della SIOF, da lui coordinato, per cercare di farlo diventare un punto di aggregazione di tutti
i professionisti che in Italia lavorano con il colore, in ogni forma ed in ogni settore,
come avviene negli altri gruppi del colore di tutto il mondo.

La storia di come è andata nel dettaglio la racconta Claudio nelle righe successive.
Io colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno partecipato e che partecipano al gruppo ed in particolare Claudio per la sua generosità e lungimiranza.

Alessandro Rizzi

 

 

Le origini e la storia del Gruppo del Colore [Italia]

Claudio Oleari

 

Prima di essere “Gruppo del colore” della Società Italiana di Ottica e Fotonica (SIOF), la nostra organizzazione era “Gruppo di lavoro in colorimetria e reflectoscopia” della SIOF e ciò è stato dal 1995 al 2004. Per raccontare le origini riprendiamo la prefazione alla prima edizione degli Atti, uscita nel 1998, e che raccoglieva le comunicazioni relativi a tre convegni, del 1995, 1996 e 1998.

 

La tradizione artistica italiana è unica e impressionante, eppure, nonostante tanta ricchezza, in Italia non esiste una diffusa cultura scientifica del colore. Esiste però una sensibilità al colore molto particolare. Nel paese della luce, pare che il colore debba essere negato: credo che l’italiano sia l’unico popolo al mondo a scegliere automobili dal colore acromatico; soffermiamoci ad osservare un parcheggio, dal bianco al nero tutti i colori sono presenti, ma tutti privi di tinta. Quando un’auto ha tinta, il colore è sempre desaturato, a bassissima croma. E così vale per gli abiti, per gli edifici, ... . Il colore è prerogativa dell’infanzia, dello sport e della pubblicità. Nessun italiano adulto oggi vestirebbe abiti con i colori squillanti e l’effetto cangiante delle vesti dei profeti della Cappella Sistina. Sia ben chiaro che ciò non significa mancanza di buon gusto e di eleganza. Forse, proprio grazie a questa negazione del colore, emergono altri aspetti, come la patina del tempo sui muri.
Le ombre e le luci si ammorbidiscono degradando le une nelle altre. Sensazioni impossibili quando il colore emerge, prevarica e appiattisce le figure su piani di colore. Il confronto con l’oltralpe è impressionante.

 

Tutto ciò non significa che il colore non sia importante. Il colore è l’elemento primo nella comunicazione e il giusto colore, oltre che ad avere valore estetico, è sinonimo di qualità, sia per le cose naturali sia per gli oggetti artificiali. Ed è a questo punto, che dovendo quantificare e riprodurre il colore, si richiede una conoscenza del colore, non una conoscenza artistica, ma scientifica e tecnica. I testi della tradizione italiana ci portano lontano nel tempo e sono prevalentemente rivolti all’arte. La scuola è assente. La ricerca colorimetrica pure. Ma la richiesta per una cultura del colore è forte e crescente. Così, nel 1995 venne attivato il Gruppo di lavoro in Colorimetria e Reflectoscopia della Società Italiana di Ottica e Fotonica (SIOF). Il riferimento e il modello fu il Colour Group inglese, ma questo nasceva oltre mezzo secolo prima. In una traduzione strettamente letterale e completa qui elenchiamo i suoi obiettivi, perché possono essere i nostri (mutatis mutandis):

 

a)   Promuovere lo studio del colore in tutti i suoi aspetti, compresi gli aspetti relativi alla visione.

b)   Offrire alle varie persone e/o ai vari gruppi di persone che hanno a che fare col colore nei suoi diversi aspetti, scientifico, industriale, estetico o didattico, l’opportunità di incontrarsi e di comunicare l’un l’altro i loro problemi.

c)   Avviare l’attività necessaria o desiderabile per far crescere un’opinione rappresentativa sui vari problemi di standardizzazione, di specificazione, di nomenclatura e di tutti gli altri aspetti che il Gruppo considererà necessari ad assistere la ricerca.

d)   Incoraggiare e promuovere l’investigazione dei fenomeni del colore e la misurazione del colore e il tentativo di assicurare che il Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda del Nord (per noi, ovviamente, l’Italia) conosca gli sviluppi che avvengono negli altri paesi del mondo.

e)   Assistere la diffusione della conoscenza del colore.

 

Nella prima assemblea del Gruppo di Lavoro emersero le esigenze dei soci, prima fra tutte un corso di colorimetria, rivolto soprattutto a chi opera nelle aziende, con lo scopo di colmare la lacuna della conoscenza di base. Dopo tre anni siamo giunti al terzo corso di colorimetria, organizzato con la collaborazione e l’ospitalità del Centro Ricerche FIAT. I docenti di questa scuola hanno scritto un libro (Misurare il colore, Hoepli Ed., 1998), primo per completezza e in lingua italiana. Così viene data risposta alla seconda esigenza emersa.

Da allora si sono tenuti tre convegni, di cui questo quaderno contiene gli atti. Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione offerta da varie Aziende, che il Gruppo di Lavoro sente il dovere di ringraziare e nominare (in ordine cronologico):

 

NOSELAB srl

BARCO Italia

CENTRO TESSILE COTONIERO e ABBIGLIAMENTO S.p.A. / Centro SIT n°088

MINOLTA Italia srl.

 

Le relazioni sono state richieste ai vari autori per soddisfare le esigenze pratiche dei soci e si spera che questi atti possano nel tempo essere apprezzati per la loro utilità.

Credo che l’attività del Gruppo possa ritenersi avviata.

 

 

Claudio Oleari

Il coordinatore del Gruppo di lavoro in

Colorimetria e Reflectoscopia

. . . . . . . . . .

Il primo convegno avvenne a Parma, il secondo a Varese e il terzo nuovamente a Parma. L’affluenza dei soci partecipati fu quasi una costante, tra le sessanta e le novanta persone. La maggior parte proveniva dal mondo industriale e si cercò di dare risposta soprattutto alle loro esigenze attuando una mirata scelta delle comunicazioni. I convegni erano di una sola giornata, proprio perché agli operatori aziendali risultava difficile assentarsi per tempi più lunghi. Inoltre la scelta delle sedi dei convegni (Parma, Varese, poi Firenze e Porto Marghera, e ancora Parma) era baricentrica al bacino d’appartenenza dei soci. Il convegno a Parma fu sempre ospitato nella sede dell’Università degli Studi.

 

Un primo allargamento avvenne col tema scelto per i due convegni successivi (Firenze e Porto Marghera), “Colorimetria e i Beni culturali”. Questi due convegni avvennero con la collaborazione importante di Mauro Bacci, il quale, operando sulla reflectoscopia dei Beni culturali molti anni, era sicuramente uno dei maggiori esperti. Infatti il primo di questi due convegni si tenne a Firenze, presso i laboratori del CNR (allora IROE e oggi IFAC). Il secondo convegno si tenne nei laboratori di ricerca dell’ENI di Porto Marghera, che si occupava di tecniche per la conservazione e il restauro. Prestigiosi furono i patrocini: Istituto Centrale di Restauro, Progetto Beni Culturali - CNR e Banca Toscana.

Merito dei convegni fatti fu di avere evidenziato una dicotomia tra linguaggio ufficiale e linguaggio usato, la quale veniva evidenziata nella prefazione degli Atti del convegno del 2000 (Porto Marghera) e qui ne proponiamo una stralcio.

 

Questi atti offrono anche l’occasione per porre l’attenzione sul glossario della colorimetria. In Italia non esiste una diffusa cultura colorimetrica. Allo stesso tempo vi sono poche pubblicazioni sul colore e, necessariamente, chi si occupa di colorimetria deve avere familiarità con i testi in lingua inglese. Ciò risulta chiaro leggendo le relazioni proposte in questi due convegni (su Colorimetria e Beni culturali, tenuti a Firenze e Porto Marghera). Infatti, al lettore più attento appare uno scarto tra il linguaggio ufficiale della colorimetria e quello usato da quasi tutti i relatori, compresa questa prefazione. Oggi tutti siamo condizionati dal vocabolario inglese, il quale possiede molte parole che richiamano altrettante parole italiane o che la pratica ci porta a considerare come italiane, ma che di fatto non fanno parte del glossario colorimetrico ufficiale. Le parole sono riportate nella seguente tabella.

 

parola inglese

parola italiana proposta nel vocabolario della CIE

parola usata

impropriamente

reflectance

fattore di riflessione

riflettanza

reflectance factor

(nessuna traduzione)

fattore di riflessione

e

fattore di riflettanza

calibration

taratura

calibrazione

adjustment

calibrazione

 

lightness

chiarore

chiarezza

gloss

lucentezza

gloss, lucidezza

standard deviation

scarto tipo

deviazione standard

 

Si osserva che queste imprecisioni linguistiche sono presenti in molte altre pubblicazioni e in quasi la totalità dei fogli illustrativi relativi alla strumentazione colorimetrica costituendo di fatto la regola: per esempio la parola “riflettanza” è di uso decisamente corrente e “deviazione standard” è da considerarsi dicitura ufficiale dei testi scientifici universitari per la laurea in fisica (la dicitura “scarto tipo” è totalmente ignorata). L’imprecisione linguistica è stata rilevata solo da pochissime persone ed è tale da non produrre ambiguità o incomprensioni. Queste constatazioni ci inducono ad accettare le relazioni qui proposte senza invitare i relatori alla rettifica del linguaggio, nonostante la sua improprietà. Si auspica che questo scarto linguistico si risolva e, poiché la pratica ha prevalso sulle scelte di principio, si suggerisce che il linguaggio pratico corrente venga ufficializzato, visto anche che non inquina particolarmente la purezza della lingua italiana.

 

Dopo quasi dieci anni ci troviamo al punto di partenza. L’unica cosa certa è che stiamo aspettando il glossario della CIE in lingua inglese, il quale, appena pronto, verrà messo nel WEB e la sua traduzione sarà compito, spero, anche nostro.

I convegni successivi ai due su Colorimetria e Beni culturali furono nuovamente a Parma (2001 e 2002) con temi d’interesse per il mondo industriale. Nel 2002 fu eletto Andrea Raggi a coordinare il gruppo di lavoro e con lui, dopo un anno ancora a Parma (2003), il convegno ebbe luogo a Pescara, nella sede dell’Università.
Il convegno di Pescara (2004) fu il primo del “Gruppo del Colore”, aperto all’intero mondo del colore. Il passaggio da “Gruppo di lavoro in colorimetria e reflectoscopia” a “Gruppo del colore” avvenne con l’ambizione di crescere e poter assumere una presenza internazionale. L’idea di questo passo nacque dalla domanda di Alessandro Rizzi durante un convegno CGIV ad Aachen: “perché fra i patrocinatori del CGIV manca l’Italia?” Le ragioni dell’assenza dell’Italia andavano ricercate nella storia del colore in Italia e non è il caso di proporre qui l’analisi che facemmo. A Pescara avvenne la trasformazione. Il convegno incominciò ad avere una durata di tre giorni e si aprì a tutti i settori in cui il colore è presente. A Pescara Alessandro Rizzi fu eletto coordinatore del gruppo. Oggi il Gruppo del colore [Italia] è tra i patrocinatori del convegno CGIV 2010 di Joensuu (Finland).

A partire dal 2005 i convegni si sono arricchiti dei “tutorial”, che occupano una delle giornate del convegno, e della presenza di un importante relatore straniero.

Nel 2005 il convegno ha avuto luogo a Milano nella sede dell’Università, nel 2006 a Torino presso il CNR-INRIM, nel 2008 a Como nella sede dell’Università e nel 2009 a Palermo nella sede del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro della Regione Sicilia.

A Palermo (2009) Maurizio Rossi è stato eletto coordinatore del Gruppo del colore.

Il prossimo convegno sarà a Lecce e poi ancora a Milano.

 

Il “Gruppo di lavoro in colorimetria e reflectoscopia” ha avuto il merito di dare vita ai convegni che nel tempo hanno assunto la funzione di riferimento per chi si occupa di colore in Italia. Oltre a questo ha organizzato un corso di Colorimetria, esplicitamente voluto dai partecipanti al primo convegno del 1995. Questo corso fu ripetutamente organizzato nei laboratori del Centro Ricerche FIAT e ha prodotto un libro di testo, “Misurare il colore” Hoepli ed., unico in lingua italiana e oggi giunto alla seconda edizione.

 

Gli atti dei convegni nel tempo sono sempre stati pubblicati col sostegno di MINOLTA Italia.

La SIOF è stata il supporto fondamentale, senza il quale il “Gruppo di lavoro in colorimetria e reflectoscopia” prima e il “Gruppo del colore” poi non sarebbero mai nati.

 

Dicembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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